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La Cina è il Paese a più
alta densità di popolazione del mondo, composto più da
uomini che da donne. È uno Stato socialista nel quale il
Partito comunista è pressoché unico. I culti religiosi - tra
cui la Chiesa cattolica - non sono riconosciuti. L’agricoltura
e l’economia registrano
tassi di crescita elevati.
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Dal
1949 esistono due Cine: la Repubblica popolare (praticamente
tutto il territorio continentale e qualche dipendenza insulare)
e la Repubblica della Cina Nazionale (Taiwan). Da tempo nella
Cina popolare si parla di riunificazione sulla base del criterio
“un Paese due sistemi”: un Paese (la Cina), due sistemi
(economici, politici, statali). Il 2 gennaio 2001 due navi
taiwanesi sono state accolte in porti cinesi, cosa che non
avveniva dal 1949. La riunificazione, se mai accadrà poiché le
difficoltà sono grandi, non sembra per ora entusiasmare Taiwan
che - giustamente, a nostro parere - teme di essere sopraffatta
dall’“altra” Cina.
È
pur vero che, sotto la guida del presidente Jiang Zemin, la Cina
popolare ha molto accelerato il processo di transizione verso un’economia
di mercato: nelle grandi città, come Kunming, ormai abbondano
gli sportelli bancari, le società d’intermediazione
finanziaria, le compagnie d’assicurazione, segni evidenti del
sistema capitalista. Tutte misure, queste, volte ad incrementare
l’afflusso dei capitali stranieri esteri.
Se
il processo economico è evidente, non altrettanto si può dire
per la democratizzazione della vita politica interna. I culti
religiosi - tra cui la Chiesa cattolica - non sono riconosciuti.
E se da un lato è stato accettato un programma d’interventi
tecnici da parte dell’ONU, per assicurare un migliore rispetto
dei diritti umani, dall’altro movimenti separatisti interni
sono ancora repressi drasticamente. In politica estera sono
stati fatti notevoli passi per uscire dall’isolamento
internazionale; una serie di accordi con l’Unione europea e
con gli Stati Uniti ha di fatto aperto la strada per l’ingresso
della Repubblica Popolare nella World Trade Organisation.
Le
“dimensioni” della Cina
La
Repubblica popolare copre una superficie di 9,5 milioni di
chilometri quadrati ed ha una popolazione, stimata nel 2000, di
un miliardo e quasi trecento milioni di cittadini (esclusa la
popolazione delle annesse Hong Kong e Macao). La capitale è
Pechino, Beijing nella trascrizione pinyin in caratteri
romani. L’unità monetaria è lo yuan renminbi. Al
cambio ufficiale ci vogliono otto yuan per fare un dollaro USA.
La
Repubblica popolare, in base alla Costituzione del 1982 (la
quarta redazione nella storia del Paese), è uno stato
socialista nel quale il Partito comunista è pressoché partito
unico. Nel 1993 è stato inserito nella Costituzione il
principio dell’“economia socialista di mercato”; nel 1999
ulteriori emendamenti hanno avvicinato maggiormente l’ordinamento
statale cinese alle forme democratiche con l’introduzione del
diritto alla proprietà privata, del principio dello stato di
diritto, dello svolgimento pubblico dei processi, di maggiori
garanzie a tutela dei cittadini nei confronti dei pubblici
ufficiali.
Ufficialmente
il potere è in mano all’Assemblea nazionale del popolo.
Questa è eletta, ogni cinque anni, dalle province (che
somigliano alle nostre regioni per estensione territoriale e per
popolazione), dalle regioni autonome, dalle municipalità e
dalle Forze Armate. Le riunioni plenarie avvengono di regola una
volta l’anno: negli intervalli di tempo le funzioni dell’Assemblea
sono esercitate da un Comitato (eletto al suo interno) di 155
membri. Essa elegge il presidente della repubblica (attualmente
Jiang Zemin, eletto nel 1993), il primo ministro (dal 1998 Zhu
Rongji), ed il Consiglio di Stato (che ha funzioni di governo);
promulga le leggi, approva i piani e i bilanci dello Stato.
Anche localmente il potere è esercitato da assemblee popolari e
comitati da esse eletti.
La
Cina è il Paese a più alta densità di popolazione del mondo.
Drastiche campagne di pianificazione familiare hanno abbassato
notevolmente il tasso di crescita. Per effetto della
tradizionale preferenza per i maschi, si è prodotto il triste
fenomeno dell’infanticidio femminile o dell’aborto nel caso
in cui le ecografie dicessero che il feto è femmina. Così,
oggi, ci sono più uomini che donne. Solo un terzo della
popolazione vive in città, ma il flusso dalle campagne è
costante. Alta è l’emigrazione cinese verso l’estero; i
cinesi d’oltremare oggi sono stimati in circa 50 milioni.
Un’economia
in espansione
L’economia
cinese continua a registrare tassi di crescita elevati, grazie
soprattutto al buon andamento delle esportazioni. Del resto,
anche una massaia italiana si accorge dell’alto numero di
oggetti “made in China” che può acquistare sulle bancarelle
del mercatino come nei negozi eleganti. I consumi interni,
grazie all’aumento delle ricchezze familiari, sono in
espansione.
In
Cina, come negli altri Stati ex-comunisti, un fattore di
debolezza è rappresentato dalla mancanza di un sistema
riconosciuto di regole e da una chiara ripartizione delle varie
competenze tra pubblico e privato. Il tasso di disoccupazione
non è alto (3,1% nel 1999), ma la progressiva liberalizzazione
dell’economia, con la conseguente privatizzazione e
ristrutturazione delle imprese pubbliche, comporterà
necessariamente un forte aumento dei disoccupati, soprattutto in
città. Per fronteggiare quest’eventualità, il piano
quinquennale varato nel 2001 prevede la costruzione di grandi
infrastrutture (metanodotti, elettrodotti, nuovi canali per il
deflusso delle acque).
L’agricoltura
è molto sviluppata ancora oggi, così come l’allevamento dei
suini e degli animali da cortile che forniscono la maggior parte
della carne consumata dai cinesi. Sulle coste è poi largamente
diffusa la pesca. Circa le risorse minerarie, va segnalata l’abbondanza
di carbone; l’estrazione del petrolio è in aumento; inoltre
vi sono importanti giacimenti di ferro. Gran parte dell’energia
elettrica è fornita da centrali termiche. Sono in costruzione
due grandi dighe, poiché i fiumi non fanno difetto. Ci sono
anche centrali nucleari.
L’industria
pesante è concentrata nell’area nord-est del Paese; al sud
prevalgono le industrie leggere (agroalimentari, tessili,
abbigliamento, elettronica). La siderurgia è in espansione,
poiché vi sono ampi giacimenti di alluminio, ed è sviluppata
pure l’industria relativa. Da segnalare infine, per l’importanza
rivestita nelle esportazioni, l’industria tessile,
specialmente quella del cotone.
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A
destra: Centro carbonifero della Cina nordorientale,
la
città è avvolta da un velo di fuliggine e polvere.
Sopra:
Mercato di pesce a Lotung. |
Le
comunicazioni
Le
comunicazioni interne non sono facili, soprattutto in regioni
impervie come l’altipiano dello Yunnan. Il trasporto delle
merci è effettuato prevalentemente per ferrovia o per via
fluviale. Le persone si muovono su strada ferrata. È comunque
la bicicletta il veicolo più utilizzato: in Cina ve ne sono 300
milioni (nel mondo se ne calcolano 800 milioni); in città ci
sono molte piste ciclabili: a Shanghai, per esempio, ve ne sono
per ben 90 chilometri.
In
velocissima crescita è il settore delle telecomunicazione;
ciononostante solo il 10 per cento circa del territorio è
coperto dai servizi telefonici. I clienti di internet erano
circa nove milioni nel 2001, ma la “navigazione” non è
libera poiché l’unico provider cui ci si può abbonare
è controllato dal Governo.
Gli
altri servizi sociali
L’istruzione
obbligatoria prevede un ciclo primario di sei anni ed uno
secondario diviso in due cicli di tre e due anni ciascuno. L’istruzione
superiore è impartita in istituti ad indirizzo prevalentemente
tecnico-scientifico e linguistico. Anche qui è in forte
espansione il settore privato.
Per
quanto riguarda la sicurezza sociale e la sanità, sono da
segnalare i fondi di sostegno per le famiglie povere (sia quelle
delle zone urbane che quelle delle campagne). Sono sostenute le
famiglie dei militari deceduti o invalidi, i lavoratori in
pensione, gli orfani. Le famiglie rurali hanno diritto alle “sei
garanzie” (cibo, vestiario, assistenza medica, alloggio,
istruzione per i bambini, funerali).
Le
cure mediche sono gratuite solo per alcune categorie di
lavoratori. Circa il 10% dei medici opera privatamente e circa
il 20% pratica la medicina tradizionale cinese.
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TRA
MONTAGNE E GRATTACIELI
Lo
Yunnan (che significa “Sud nuvoloso”) è una grande
regione ricchissima di bellezze naturali ed artistiche. È
situata nella parte sud est della Cina popolare, si stende
su 383 mila chilometri quadrati: è l’ottava, in ordine di
grandezza, fra le Province cinesi (che amministrativamente
assomigliano alle nostre regioni).
Il
94 per cento del territorio è montagnoso (si arriva a 6.740
metri d’altezza sul livello del mare). Le città
principali sono su altopiani che raggiungono i due mila
metri. È un continuo susseguirsi di vallate in fondo alle
quali scorrono fiumi (di cui il più importante è il
celeberrimo Yang Tsé), e di dirupi scoscesi. La
complessità orografica rende difficili le comunicazioni:
infatti le strade - che spesso si affacciano su paurosi
avvallamenti - sono un continuo susseguirsi di tourniquets,
di saliscendi tipo montagne russe che fanno rabbrividire chi
soffre il mal d’auto. Di regola non sono nemmeno asfaltate
ma coperte di ciotoli, dato che il freddo intenso dell’inverno
(si arriva anche ai -50°) farebbe “saltare” l’asfalto.
È
in costruzione un’autostrada che attraversa da sud a nord
tutta o quasi la regione. Un’opera imponente che,
facilitando le comunicazioni, cambierà non poco - è
probabile - anche gli stili di vita dello Yunnan.
L’economia
si basa essenzialmente sull’agricoltura. I contadini dello
Yunnan sono infaticabili lavoratori: ogni centimetro di
terra è coltivato, anche su pendii arditissimi per
raggiungere i quali occorrono ore di cammino; le colture
sono disposte ordinatamente, su terrazzi ricavati lungo gli
stessi pendii delle montagne: un vero spettacolo.
Sempre
su altipiani e montagne ci sono villaggi e piccoli
agglomerati di case: sono costruzioni per lo più ad un
piano, raramente a due, in argilla bruna. Il tetto finisce
con le classiche punte all’insù, ad imitazione del quarto
di luna. La maggior parte delle case sono unifamiliari;
rimangono però esempi delle antiche case costruite intorno
ad un largo cortile, in cui abitavano più famiglie unite da
vincoli stretti di parentela: i nonni, i genitori, i figli…
Quello che fa impressione è che non vi siano stati
cambiamenti o quasi lungo i secoli nell’architettura
contadina. Ma forse, per tradizione, i Cinesi non amano i
cambiamenti: anche nelle costruzioni imperiali gli ambienti
si ripetevano, perché l’occhio di chi vi abitava non si
affaticasse ad adattarsi al nuovo.
Nello
Yunnan vi sono ricchezze che vengono dal sottosuolo: come il
carbone, di cui non mancano importanti giacimenti, e la
giada, la bellissima pietra dura verde trasparente, con la
quale si confezionano gioielli ed oggetti ornamentali di
rara bellezza ed assai costosi. Inoltre, una fonte di
ricchezza scoperta di recente, dopo che la Cina ha riaperto
al “resto del mondo” le sue frontiere, è il turismo,
che si va sempre più incrementando.
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