PAROLE E NUMERI

 

Il visitatore non pensi di trovare dei monumenti o bellezze naturali straordinarie. Gli basterà una cortese accoglienza. Si renderà conto della convivenza più o meno pacifica tra i gruppi etnici. La storia del Paese ci fa assistere al passaggio da un’epoca coloniale alla politica degli ultimi decenni.

Alla classica domanda: “Che cosa c’è da vedere in Burkina Faso?”, qualsiasi tour operator risponderebbe: “Nulla!”.Non ci sono monumenti notevoli, né vestigia d’altri tempi; né ci sono attrattive per il turista medio, che non può essere sicuramente interessato dal fatto che questo sia uno dei Paesi più poveri dell’Africa.

C’è Ouaga, la capitale, il cui centro “storico” si può percorrere facilmente a piedi, città insignificante, nella concezione turistica “media”, ma straordinaria per la sua apertura verso lo straniero. C’è Bobo-Dioulasso, ex capitale e seconda città del Paese, dove ci sono ampie strade alberate e un mercato pieno di vita, di umori. C’è il Sahel, deserto affascinante, con le sue piccole città ed i villaggi, le moschee costruite in sabbia.

C’è un folclore vivace ed autentico. La musica ha un’importanza capitale: ed è uno dei motivi per cui il Burkina è famoso nel mondo. Qui vengono a “perfezionarsi” tutti i giovani musicisti che usano come loro strumento le percussioni.

C’è la leggendaria gentilezza dei burkinabé, dal carattere dolce e pacifico: abbastanza isolati, lontani dai grandi flussi commerciali, non hanno subìto le disastrose conseguenze dell’impatto brutale con la vita occidentale.

Il Burkina in cifre

 La superficie è di 274 mila chilometri quadrati, per undicimilioni e trecentomila abitanti (secondo le stime del 1998), con una densità di 41 abitanti per chilometro quadrato (dando l’Italia come termine di paragone, abbiamo 191 abitanti per chilometro quadrato). Il Paese confina a nord e a ovest con il Mali, a est con il Niger e il Bénin, a sud con il Togo, il Ghana e la Costa d’Avorio. È costituito prevalentemente da un vasto altipiano chiuso verso est da modesti rilievi e a sudovest dal massiccio del Banfora; il territorio è percorso da corsi d’acqua che si gettano nel Volta.

 La popolazione attiva è di 5,5 milioni d’abitanti, di cui circa due milioni lavorano nella Costa d’Avorio e nel Ghana. La vita media è di 43 anni, sia per gli uomini sia per le donne. La mortalità infantile è pari al 117,8 per mille (in Italia è il 5,5 per mille). La popolazione urbana è pari al 27,2% (in Italia 66,6%). È un Paese giovanissimo, perché la popolazione tra 0 e 14 anni è pari al 51,2% per i maschi e al 48,2% per le femmine. Il tasso di analfabetismo è dell’80,8%

I principali gruppi etnici sono i Mossi, che rappresentano il 48% della popolazione, i Fulbé (10%), i Bobo, i Lobi, i Mandingo (ciascuno per il 7%), i Sénoufu (6%); il restante 15% appartiene ad altri gruppi razziali. La lingua ufficiale è il francese, ma la popolazione si esprime in môre o malinké. Circa la fede religiosa, la popolazione è suddivisa nel 44,8% che professa la religione tradizionale (traduzione per noi occidentali: animisti), musulmani 43%, cristiani 12,2%.

Il prodotto nazionale lordo per abitante (che non significa però che sia ciò che ognuno ha a disposizione) è di 230 $ USA (pari a circa 400 mila lire italiane; per l’Italia sono 19.980 $ USA pari a circa 36 milioni di lire). Il debito estero ammonta nel 1996 (ultimo dato disponibile) a 1.294 milioni di dollari USA (pari a circa due mila miliardi di lire); gli aiuti che il Burkina riceve dall’estero erano, sempre nel 1996, 418,2 milioni di dollari USA (pari a circa 750 miliardi di lire). Sono, queste ultime, cifre che si commentano da sole.

In Burkina ci sono 12,5 mila km di strade, di cui asfaltate due mila km; circolano 58.000 autoveicoli, di cui 28 mila privati; ha ferrovie per 622 km., 30.000 apparecchi telefonici, 350.000 apparecchi radiofonici e 90.000 televisori. Ci sono due aeroporti: a Ouaga e a Bobo-Dioulasso.

Le principali produzioni agricole sono il sorgo, il miglio, la canna da zucchero e il cotone; una delle principali industrie è proprio la filatura del cotone. La valuta corrente è il franco CFA (pari a circa tre lire italiane).

L’economia oltre le cifre

 Prima che entrasse in funzione la diga idroelettrica di Kompienga (1989) l’unica fonte di energia non d’importazione era la legna da ardere. Il legno rappresentava il 95% delle risorse energetiche, cosa che ha provocato un grave disboscamento (intorno a Ouaga, nel raggio di 100 km non esisteva più legna da ardere, ma soltanto alberi “utili”). Nel Sahel, per evitare che il diboscamento favorisse l’avanzata del deserto, è stato stabilito un sistema di contravvenzioni. Ora sono all’ordine del giorno la protezione e il rimboschimento.

 I contadini rappresentano la maggioranza della popolazione attiva. L’agricoltore, nonostante una terra ingrata e le difficili condizioni climatiche, ha sempre saputo assicurarsi i mezzi di sussistenza, pur utilizzando strumenti primitivi, anzi praticamente soltanto una piccola zappa, la daba. L’aratro sarebbe stato un lusso, perché, prima di tutto, avrebbe implicato la spesa dovuta al nutrimento del bestiame da tiro; in secondo luogo, in assenza di proprietà privata, la terra era considerata un bene collettivo e ogni famiglia si assegnava la porzione necessaria al suo sostentamento.

 Ancora oggi la situazione non è molto cambiata. Ciononostante si riesce a produrre per l’esportazione cotone, zucchero e arachidi; si alleva bestiame e si produce olio, sapone, tessili, cuoio…

 Le principali industrie sono gli zuccherifici, la macinazione dei cereali, la fabbricazione della birra, i tessili e qualche fabbrica chimica.

 Il Burkina Faso avrebbe anche risorse minerarie, che non sono sfruttate per mancanza di mezzi: come il ricco giacimento di manganese di Tambao, ora abbandonato.

 Un’industria in espansione è sicuramente quella del turismo: in dieci anni il numero dei visitatori si è decuplicato, passando da 4.000 presenze a 50.000.

 I burkinabé hanno un grande sentimento di orgoglio nazionale, che si nota soprattutto nei giovani. L’attenzione è posta sulla scolarizzazione (anche se con indubbie difficoltà), sulla cultura, sulle relazioni all’interno dell’Africa: sono frequenti i congressi, i convegni, le conferenze internazionali. C’è un’indubbia volontà di migliorare il livello medio di vita.

Un po’ di storia

Prima dell’era coloniale, in buona parte del continente nero l’unità politica più grande era costituita dal villaggio. Non in Burkina Faso, dove vari regni mossi governavano con pugno di ferro molti villaggi, sviluppando una rigida struttura sociale. Il regime coloniale distrusse tutto questo, creando probabilmente le premesse all’attuale difficile stabilità politica.

 Il primo regno del popolo mossi fu fondato a Ouagadougou circa 500 anni orsono e fu seguito da tre altri stati mossi, tutti vassalli del regno di Ouaga. I governi erano molto organizzati, con ministri, giudici e un esercito potente, che sovente era impiegato contro gli imperi musulmani del Mali.

La società era strutturata secondo un ordine gerarchico, che al più basso livello aveva i popoli conquistati via via. Soltanto i sénoufu, i bobo e i lobi riuscirono a sfuggire alla dominazione mossi.

 Alla fine del XIX secolo, i francesi piegarono con la forza i regni mossi e nel 1919 l’Alto Volta (così venne chiamato allora) divenne una colonia francese, frammentata in più parti dai colonizzatori, nel 1932, per ragioni commerciali: oltre la metà del territorio originario andò alla Costa d’Avorio e il rimanente fu spartito tra Mali e Niger. Ma i fieri mossi non rimasero inerti: si agitarono al punto che i francesi furono costretti a ridare al loro territorio la dignità (se così si può chiamare) di colonia.

 Durante i sessant’anni di dominazione, la Francia fece ben poco per l’Alto Volta (così era denominato il Burkina). L’indipendenza fu dichiarata il 5 agosto 1960: l’inquietudine politica fu ed è un dato per questo Paese. Dall’indipendenza si sono avuti diversi colpi di stato; il più lungo periodo di stabilità di governo si ebbe dal 1983 al 1987 sotto la guida del giovane militare Thomas Sankara; fu in questo periodo che il Paese assunse l’attuale denominazione (che significa “patria dei veri uomini”).

 Al destituito (e fucilato) presidente Sankara, succedette Blaise Compaoré, che si presentò come unico candidato alle elezioni presidenziali del 1991. In questo stesso anno è stata promulgata una Costituzione che ha aperto al multipartitismo. Il presidente della repubblica è eletto a suffragio universale per sette anni; insieme al Governo, esercita il potere esecutivo. Quello legislativo spetta all’assemblea dei deputati del popolo (Assemblea nazionale), composta da 111 membri eletti a suffragio universale per cinque anni. La costituzione prevede l’istituzione di una seconda camera con funzioni consultive. Il sistema giudiziario è ancora basato sul diritto francese e su usi locali. È prevista la pena di morte.

L’ambiente

 Privo di sbocchi sul mare, il Burkina è un paese arido e pianeggiante del Sahel; il suolo, di laterite rossastra, consente la crescita di cespugli e stenti arbusti; al nord, nella parte desertica, la vegetazione è ancora più rada. Nell’estremo sud, intorno a Banfora, c’è una zona più piovosa e il territorio è coperto da foreste e campi di canna da zucchero; la regione, poi, che da Banfora si allunga verso il Ghana, è caratterizzata da altopiani verdi e boscosi.

 

I francesi chiamarono questa porzione di Africa Occidentale Alto Volta, per via dei suoi tre grandi fiumi, il Volta Nero, il Volta Bianco e il Volta Rosso, che confluiscono nel lago artificiale più grande del mondo, il lago Volta in Ghana. La presenza dei tre fiumi non inganni, non sono affatto una benedizione, perché le loro acque attirano (oggi, dopo un’energica disinfestazione, attiravano) una particolare qualità di mosche nere portatrici di una tremenda malattia, l’oncocercosi, che provoca la cecità. Fatto sta che il Burkina, fino a pochi anni orsono, aveva la più alta incidenza di questo terribile male. Il programma di disinfestazione, messo a punto dall’OMS Organizzazione mondiale della sanità, è andato a segno e oggi la malattia è praticamente scomparsa. Inoltre, è stato scoperto un farmaco che non debella completamente il male, ma porta notevoli miglioramenti.

 Il clima del Burkina è caldo secco; la stagione calda va da marzo all’inizio di giugno e le piogge cadono da giugno a settembre. Da dicembre a febbraio c’è una sorta di primavera, con aria più fresca. Anche se soffia l’harmattan, vento che solleva nuvole di sabbia che entra dappertutto.

Arte Burkinabé

I vari gruppi etnici del Burkina hanno sviluppato autonomi stili artistici; i più noti sono però quelli dei mossi, dei lobi e dei bobo.

 I mossi sono noti per le maschere in legno raffiguranti antilopi, normalmente alte più di due metri e dipinte in bianco e rosso; queste maschere erano indossate durante i funerali o per sorvegliare particolari colture.

 I bobo sono famosi per le grandi maschere orizzontali a farfalla, che generalmente misurano un metro e mezzo di larghezza e vengono colorate di rosso, bianco e nero. Sono impiegate per i riti funebri, per invocare la divinità in occasione delle cerimonie, per propiziare la pioggia e la fertilità dei campi durante la stagione delle semine e dei raccolti. La forma a farfalla deriva dal fatto che questi insetti arrivano a sciami dopo le prime piogge e quindi, nell’immaginario collettivo, sono associati al periodo della semina. Sono indossate per danze rituali, durante le quali il danzatore muove il capo in modo tale che la maschera sembra quasi descrivere dei cerchi nell’aria. Altri animali che fanno da modello sono il gufo, il bufalo, l’antilope, il coccodrillo (l’animale è presente nei laghi e nelle grandi pozze d’acqua del Nord) e lo scorpione; ma il loro utilizzo è su maschere verticali.

 I bobo sono noti anche per le maschere ad elmo che vengono indossate nelle fêtes des masques caratteristiche della regione (v. box a pag. …)..

 I lobi, che vivono nella parte meridionale del Burkina, sono esperti in sculture di legno (non fanno uso di maschere), che nella maggior parte dei casi rappresentano divinità o antenati. Alte dai 35 ai 65 cm, le figure vengono sistemate sulle tombe degli avi. Altre forme artistiche sono i bastoni e gli sgabelli a tre piedi con teste umane o animali e pettini con figure o decorazioni geometriche. Una delle caratteristiche di queste sculture (che fra l’altro sono note soltanto agli esperti d’arte africana) sta nella rigidità della postura, con le braccia che corrono dritte lungo i fianchi. Altri elementi distintivi sono il realismo, l’attenzione ai particolari che caratterizza alcune parti del corpo (occhi, capelli, ombelico).

 L’architettura non ha grandi esempi in Burkina, se non nelle nove moschee di Bani (nel Nord, regione del Sahel). La piccola città ha una preponderante presenza di musulmani, da qui il grande numero di moschee. Costruite da artigiani del Mali, sono di banco (misto di terra e paglia): quindi richiedono un’accurata manutenzione, perché le piogge letteralmente le sciolgono. Nelle forme ricordano la Sagrada Familia a Barcellona del grande architetto spagnolo Gaudì; ben visibili anche da una certa distanza perché costruite su elevazioni del terreno, da cui sembrano spuntare quasi naturalmente, come una sorta di prolungamento verso il cielo, poiché il fango con cui sono costruite ha lo stesso colore del terreno.