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IL FUTURO È NANORO |
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“Ce ne occupiamo noi!”, dissero i camilliani. E così un vecchio e disastrato ospedaletto nel deserto sta per diventare un Centro medico coi fiocchi. Si dovrà curare soprattutto la prevenzione: troppo alta la mortalità infantile e troppi bambini nascono con malformazioni. Ce la faranno i volonterosi pionieri?
Nanoro è un
villaggio non lontano da Ouagadougou, all’interno della brousse.
Un villaggio povero, dove non c’era nulla fino a poco tempo fa. Oggi è
un avamposto camilliano, un’iniziativa sulla quale scommettere. |
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Tutto cominciò
da un ragionamento: alla fine degli anni Ottanta ci si cominciò a chiedere
se era giusto avere tutto concentrato a Ouagadougou. E se non fosse il caso
di spingersi altrove. Un insediamento camilliano sarebbe stato un buon modo
per cambiare in meglio abitudini, usi dell’interno. Sarebbe stato il modo
per non costringere chi aveva bisogno di cure mediche qualificate, a recarsi
in città. A Nanoro i
Fratelli della Sacra Famiglia avevano impiantato un centro agricolo ed anche
un centro medico. Ma poi avevano pensato fosse meglio affidare il tutto a
mani più competenti. Regalarono tutto allo Stato. Che pregò i camilliani di
provare a riavviare l’iniziativa. In principio ci
andarono padre Eligio Castaldo, con fratel Antonio Zanetti, che rimisero in
funzione un reparto maternità, il laboratorio e il dispensario. Lo Stato si
dimostrò contento dell’azione iniziata dai Camilliani e decise di affidare
loro il tutto. L’inizio
della ricostruzione
Nanoro deve
essere un segnale di novità. Deve diventare un centro sanitario, moderno e
nello stesso tempo adatto alla località in cui è insediato. La ricostruzione
è stata subito cominciata. Accanto ai vecchi reparti (importante soprattutto
la maternità) che hanno continuato a funzionare, se ne sono costruiti di
nuovi con criteri modernissimi. A differenza di
Ouaga, questo Centro avrà anche un padiglione chirurgico. È in cantiere un
progetto con la LDA di Cuneo, per avere un chirurgo, un anestesista e una
strumentista. Il Centro ha
trovato subito molti sponsor, tutti italiani. Per citarne soltanto alcuni, il
gruppo Shalom di San Miniato, un gruppo di Pisa, la vedova del pittore
Annigoni, la signora Pozzi di Torino… Da Gravina di Puglia sono arrivati
altri finanziamenti, e così pure dai Fratelli della Sacra Famiglia. Nella zona
circostante Nanoro ci sono circa 120 - 130 mila abitanti; questo nuovo
complesso potrà essere un centro - pilota sul quale modellare i futuri
interventi. Fra l’altro, l’ospedale darà lavoro a parecchi abitanti del
circondario. |
Entro
la fine del 2000 tutto a posto
Il Centro si
occuperà di ricerca e di prevenzione; si occuperà anche della preparazione
professionale del personale. Soprattutto sarà importante il reparto che
provvederà alla reidratazione dei bambini e alle vaccinazioni. Oggi la
mortalità infantile in questa zona è del 96 per mille (mentre in Italia non
raggiunge il 6 per mille). Gli anni critici per i bambini africani sono i
primi cinque. Se riescono a varcare questa soglia, hanno buone probabilità
di crescere. Davanti al problema delle malformazioni infantili, la famiglia
africana non sa come reagire: ha paura, è sorpresa, assume un atteggiamento
passivo. Con il Centro si dovrà cercare di cambiare questa mentalità. Ma
l’handicap più comune è quello che si instaura dopo la nascita, a causa
della meningite o della poliomielite. E sappiamo benissimo che oggi esistono
vaccinazioni contro queste malattie gravissime. Il
Centro di Nanoro è stato pensato, e costruito, in modo da rispondere alle
esigenze più drammatiche di un territorio abbastanza vasto, che non ha altra
risorsa dal punto di vista sanitario. |
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Artefice primo dei progetti e della realizzazione delle costruzioni (oltre che della strumentazione) è padre Salvatore Pignatelli. “È importantissimo”, dice, “che nella costruzione di un ospedale i progetti siano fatti d’accordo con i sanitari, sotto la loro osservazione. Non basta un buon architetto o un buon ingegnere, occorre anche il medico e l’infermiere. Tenendo conto di questo, a Nanoro non abbiamo sprecato spazio né denaro. Ogni reparto è stato progettato e costruito in modo da fornire ai pazienti, prima di tutto, il maggiore confort possibile. Poi gli spazi per i macchinari, le strumentazioni varie, sono stati studiati in maniera che chi li usa non abbia a perdere tempo nei passaggi. I sistemi di aerazione sono stati studiati in modo da sfruttare i venti e per contenere al minimo le necessità di climatizzatori, che nei climi troppo caldi finiscono col danneggiare, costringendo a bruschi passaggi dal caldissimo al freddo”. Padre Salvatore
ama Nanoro, si vede. Ed ha riposto in questo centro molte delle sue speranze
per una sanità burkinabé più vicina non tanto agli standard occidentali,
ma alle reali necessità del Paese; una sanità che metta al centro
l’essere umano sofferente, secondo lo spirito camilliano. Non è un entusiasta, un “effervescente”, padre Salvatore, è un calmo, un metodico. Sogna con metodo, così che i suoi sogni si realizzino. Nell’opera di Nanoro è coadiuvato benissimo dagli altri componenti la comunità camilliana. Dividersi tra Ouaga e Nanoro gli costa non poca fatica. Ma - e lo si vede a occhio nudo - la gioia che gli dà la realizzazione di questo nuovo Centro, la gratificazione che gli viene dall’amicizia cordiale (oltre che dalla fraternità religiosa) con i camilliani di stanza a Nanoro, lo ripagano ad usura delle fatiche e delle tensioni. |
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La
bella comunità di Nanoro
La comunità camilliana di Nanoro è molto affiatata, è una bella comunità. E già questo può fare molto. È composta da un medico e direttore sanitario, fratel Dieudonné Zongo, |
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da
padre François Sedgo infermiere professionale, dottore in pastorale
sanitaria, autore di un saggio sul problema dell’AIDS (Prévention
SIDA et éducation chrétienne de la sexualité humaine) e di un agile panphlet
destinato all’informazione popolare. Direttore amministrativo è padre
Gilbert Compaoré. Completa la squadra fratel Sebastien Roamba, infermiere
capo del reparto adulti. Una volta che il Centro sarà stato completato, sarà in
grado di ospitare anche cooperanti, volontari (medici, infermieri, altri
operatori sanitari). |
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L’attività
non è comunque mai stata interrotta completamente: della maternità ancora
in funzione già si è detto; ma è rimasta attiva anche la parte della
prevenzione e il centro nutrizionale.M.me Awa, responsabile del centro
nutrizionale, Suor Pauline e M.me Augustine Kaboré, ostetrica capo, non
soltanto lavorano nelle strutture funzionanti del Centro, ma fanno anche
supervisione nei villaggi. Davvero il futuro è Nanoro. |
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