LE RAGAZZE DEL CORO

La musica favorisce l’aggregazione e in qualche modo l’emancipazione. Processo difficile per le donne del Burkina Faso. L’universo femminile è in una fase di transizione che oscilla tra la condizione di servitù e l’aspirazione a un’autonomia affettiva e sociale. Marie Denise ci aiuta a comprendere questa evoluzione.

 Intorno alla cittadella camilliana di Ougadougou c’è davvero molta attività; c’è soprattutto una forte presenza giovanile che si esprime, fra l’altro, con un coro che anima le celebrazioni eucaristiche domenicali.

 Di questo coro fanno parte molte ragazze, tutte molto carine e giovani. La domenica mattina, dopo la Messa, sciamano nel grande spiazzo antistante la chiesa parrocchiale, sorridenti, ben pettinate, vestite con graziosi abiti colorati, che fanno contrasto con la loro pelle d’ebano morbida e vellutata. Hanno nomi graziosi: Justine, Ivette, Alice, Sandrine, Marie Desirée, Marie Denise…

 Sono studentesse, che gravitano anche intorno al foyer dove la sera studiano e fanno le prove di canto.

 Una, in particolare, sembra voler comunicare qualcosa di più di sé. È Marie Denise Zaksongo, una bella ragazza di 20 anni. Vive a Ouaga, ma la sua casa non ha luce né acqua corrente; studia con passione, ma fa fatica, perché ogni giorno, per andare a scuola, deve percorrere diciotto chilometri (se non torna a casa a mezzo giorno), che diventano trentasei se invece a mezzo giorno non può fermarsi a scuola.

 La sua vita - come quella di tante altre ragazze sue compagne - è tutt’altro che facile: poiché i genitori sono separati, deve spesso occuparsi dei suoi fratelli più piccoli. Ma non basta: impiega il suo tempo libero come volontaria nel gruppo che segue e sostiene fratel Vincenzo Luise nei suoi pellegrinaggi presso i malati poveri (fratel Vincenzo è entusiasta di Marie Denise, di cui apprezza la “professionalità”).

Le manca un anno per ottenere il baccalaureat (corrispondente alla nostra maturità); poi vorrebbe frequentare l’università. Vorrebbe diventare o interprete o giornalista. Confessa candidamente che, quando era più piccola, le pareva che la sua vocazione fosse quella religiosa... forse era anche influenzata dal fatto di avere nelle sue vene il sangue di una suora. Infatti, piccolissima, era stata in pericolo di vita, e soltanto una trasfusione di sangue, donato da suor Bernarda, l’aveva salvata.

I sogni nel cassetto

Vorrebbe trovare un compagno che l’ami, che formi con lei una famiglia, fondata su sani principi cristiani. Marie Denise è una donna molto giovane, ma già matura e saggia.

Come vive una donna in Burkina Faso?

“In città le donne lavorano, hanno un salario, hanno più libertà. Alcune hanno anche aiuti esterni per i lavori domestici. Ma anche in città ci sono donne che non lavorano e si occupano solamente della casa.

 Nelle campagne le donne soffrono molto: lavorano nei campi del marito e poi in un loro piccolo campo, perché il marito non pensa al mantenimento della moglie e nemmeno ai figli: l’uomo pensa solo a se stesso!”.

Tutte donne soltanto sottomesse?

“No, ora le donne studiano e sono convinte della loro pari dignità con l’uomo. Ma farla valere è difficile: spesso sono le donne stessa ad avere paura dei cambiamenti, a ritirarsi per non rischiare. Le novità destabilizzano, non offrono sicurezze”.

Ognuna per sé, anche fra le donne?

“No, stanno cominciando a nascere associazioni specifiche femminili. E alcune donne che sono riuscite nella carriera, stanno aiutando le altre. L’associazione delle donne cattoliche serve anche a sostenere altre donne che soffrono.C’è un piccolo gruppo di donne che si interessano per istituire un fondo per piccoli prestiti senza interesse, per permettere ad altre donne di intraprendere una piccola attività commerciale, ad esempio”.

E la vita famigliare, com’è?

“Anche in Burkina c’è la poligamia. Nelle campagne è a volte il padre che regala (letteralmente) le figlie a chi gli ha fatto un favore… Nelle campagne ci sono matrimoni forzati. E se una ragazza non sopporta il marito e fugge, è abbandonata da tutti, dai suoi stessi genitori. In città questo non accade più, in città ci si sposa per amore”.

 E lei, Denise, cosa ha intenzione di fare? Si sposerà?

“Per ora penso a studiare; al termine degli studi sarà più facile scegliere. Vorrei diventare interprete, perché amo le lingue straniere; poi dovrebbe essere più facile trovare un’occupazione, poiché gli interpreti, qui in Burkina, sono abbastanza rari”.

 Come sono i rapporti tra ragazzi e ragazze?

“Nella scuola sono di parità: si discute insieme, si studia insieme, ci si diverte insieme. Fuori dalla scuola è diverso. Le ragazze non si occupano dei ragazzi. A scuola, poi, le ragazze sono spesso più brave dei maschi, più determinate. … Non mancano comunque anche da noi le ragazze cui piace “civettare” con i ragazzi.”.

Quale atteggiamento hanno i giovani burkinabé verso i bianchi?

“Teoricamente tutti pensiamo di essere perfettamente uguali, che non esistano differenze; nella vita pratica, molti ritengono ancora che i bianchi siano più avanzati”.

 A quale donna burkinabé contemporanea le piacerebbe somigliare?

“A madame Compaoré, la moglie del presidente e lei stessa donna politica”.