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A vederli così, ritti sulle zampe posteriori mentre fanno la guardia, destano curiosità e simpatia, con quel musetto affusolato e mobilissimo che ricorda vagamente il cane. Ma non sono cani, anche se hanno abitudini simili ai cosiddetti “cani della prateria” che scorrazzano nelle pianure dell’America settentrionale. Non sono nemmeno gatti, pur avendone la mole e un corpo slanciato e flessuoso, con grossi artigli retrattili paragonabili a quelli dei felini.
Sono i Suricati, mammiferi a dir poco originali ed estrosi. Si tratta di una specie appartenente ai Viverridi, genere un po’ esotico e misconosciuto, poco noto agli stessi naturalisti, ricollegabile dal punto di vista filogenetico ai carnivori dei ceppi più primitivi (Creodonti).
La tasca del profumo
I Viverridi costituiscono il genere più numeroso di tutti i carnivori, contano ben 72 specie - tra loro assai eterogenee - che presentano caratteri analoghi ai felini, ai cani, agli orsi, ai roditori, ai procioni, alle martore e perfino alle scimmie!
Sono diffusi in Africa e nel Sud Est Asiatico, ma non manca una loro - seppur minima - rappresentanza nella fauna europea. Appartengono alla famiglia le Emigali, i Linsanghi, i Crossarchi, il Fossa, il Suricato, la Mangusta o Icneumone (l’unica a godere di una certa notorietà) e la Genetta: la caratteristica più peculiare che accomuna questi animaletti è la “tasca del profumo”, un’invaginazione cutanea attraverso la quale producono lo Zibetto, una sostanza odorosa secreta dalle ghiandole perineali, un tempo usata anche in profumeria.
Nella dieta dei Viverridi rientrano topi, scoiattoli, lucertole e altri piccoli rettili e vertebrati. Ma alcune specie (come ad esempio i Suricati) non disdegnano nemmeno insetti (specialmente locuste), ragni, scorpioni, serpentelli, uova e sostanze vegetali come le radici.
Manguste e Cani della prateria
I Viverridi più conosciuti e studiati sono le Manguste, animali dall’aspetto simile ad un gatto: vivaci ed intelligenti, sono dotate di fulminea velocità di riflessi, tanto che talvolta vengono addomesticate e utilizzate a scapito di ratti, sorci e serpenti. Piuttosto solitarie e poco socievoli generalmente vivono sole o in piccoli gruppi familiari. La mangusta africana, detta Icneumone, era considerata sacra dagli Egizi sia per la fama di spietata cacciatrice di serpenti velenosi, sia per la credenza - poi smentita - secondo la quale sarebbe immune al loro veleno.
Le pianure dell’America settentrionale sono state da tempo colonizzate da roditori che hanno le dimensioni di piccoli conigli, chiamati Cani delle praterie. Questi si nutrono al suolo senza usare le gallerie sotterranee come rifugio, e lo fanno durante il giorno quando sono in circolazione i loro peggiori nemici, coyote, linci, furetti e falchi. I cani della prateria hanno perciò sviluppato difese legate ad un sistema sociale molto organizzato. Essi vivono in grandi concentrazioni, note come “città” che possono contare anche un migliaio di individui.
Ogni città si suddivide in un certo numero di “gruppi”, costituiti ciascuno da una trentina di individui che si conoscono molto bene tra loro. Molti hanno tane comunicanti. Ogni gruppo ha sempre qualche membro di guardia al di sopra delle montagnole, accanto agli ingressi.
Quando viene avvistato un nemico, la sentinella produce una serie di fischi dando l’allarme. La cosa è talmente ben organizzata che ad ogni tipo di predatore corrisponde un fischio diverso, cosicché tutti sanno non solo che c’è un pericolo, ma anche di quale pericolo si tratta. L’allarme, ripetuto da altre sentinelle, si diffonde rapidamente in tutta la città. I cittadini, stando in piedi sugli arti posteriori, osservano l’intruso e si rifugiano nella tana in caso di pericolo. In caso contrario, si “baciano” tra loro e spesso mangiano un po’ di erba insieme!
I Suricati
Alla stessa maniera dei cani delle praterie, i Suricati (Suricata suricatta), piccole manguste sudafricane, scavano complessi sistemi di gallerie sotterranee, complete di dormitori, asili, magazzini e… servizi igienici, dove vengono accumulati avanzi di cibo e deiezioni. La pulizia di questi locali è assolutamente meticolosa.
Vivono in colonie numerose, rivelando un carattere socievole, brioso e particolarmente curioso. Il loro musetto appuntito e sempre in movimento fiuta senza sosta l’aria o il terreno per individuare i pericoli o per seguire le tracce di una possibile preda. Amano trascorrere parte del tempo libero seduti sulle zampe posteriori, tra amici, a godersi il tepore del sole mattutino giocando con i piccoli.
La lunga coda diventa un utile sostegno specialmente quando all’animale tocca il turno di guardia; assume allora un tipico atteggiamento marziale, stando seduto, con la lunga coda che lo sostiene, sulle zampe posteriori. Basta un movimento, un fruscio, un volo d’uccello a suscitare la massima attenzione delle sentinelle: scrutano con grande circospezione l’ambiente circostante drizzandosi in piedi sulla punta delle dita delle zampe posteriori, puntando a terra l’estremità della coda irrigidita per sostenersi. Se il pericolo è imminente, anche il suricato come il cane della prateria lancia un grido d’allarme e fugge.
Il pericolo principale per i suricati viene dal cielo nella forma di un grosso uccello: l’avvoltoio. A turno, questi intelligenti animali assumono i posti di vedetta, specialmente quando nella comunità vi sono piccoli appena nati, affinché la madre, avvertita dal grido d’allarme, abbia il tempo di metterli in salvo nelle gallerie sotterranee, costringendo l’avvoltoio a… saltare il pasto.
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