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È vero, c’era il racconto di Maria di Magdala, ma di Maria, tanto sconvolta e passionale, non sapevano quanto ci fosse da fidarsi come testimone di un fatto, del resto, non molto chiaro.
Così alcuni tra i discepoli, quella sera stessa, scoraggiati e delusi, avevano ripreso la strada di casa e del loro paese. Due di loro, un certo Cleofa e un altro, del quale non si conosce il nome, abitando poco lontano, a Emmaus, villaggio che dista appena una decina di chilometri da Gerusalemme, si misero in cammino e, strada facendo, commentavano tra loro quanto era accaduto in quei giorni.
Gesù li raggiunse e si mise a camminare con loro. Ma, come già era avvenuto a Maria di Magdala, essi non riconobbero che era gesù.
Lo sconosciuto domandò di che stessero parlando. I due lo guardarono con meraviglia. Come, veniva da Gerusalemme e non sapeva cosa era successo? E tristemente gli raccontarono l’accaduto: di come Gesù di Nazareth, un grande profeta, fosse stato consegnato dai capi dei sacerdoti alle autorità di Roma per essere condannato a morte e di come fosse stato crocifisso. Il popolo, loro stessi avevano sperato che fosse il Messia inviato a liberare Israele, invece niente, tutto finito. Anche il suo corpo era sparito. A dire il vero correva voce che alcune donne avevano visto un'apparizione, forse degli angeli, e che, insomma, dicevano che Gesù era vivo. Anche alcuni dei discepoli erano andati al sepolcro: è vero, era vuoto, ma non avevano visto altro.
Allora lo sconosciuto, che era Gesù risorto, si mise a spiegare tutti i passi delle Sacre Scritture in cui era detto che il Cristo, il Messia, avrebbe dovuto soffrire molto, così come loro raccontavano fosse avvenuto a Gerusalemme, prima di entrare nella gloria.
A udirlo parlare, Cleofa e il suo compagno si sentivano rincuorare da una nuova speranza, da un nuovo entusiasmo. Intanto erano giunti al villaggio. Cleofa invitò lo sconosciuto a fermarsi con loro per la notte, poiché già stava venendo buio. Entrarono, si misero a tavola, l’ospite sconosciuto prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e ne diede un pezzo a ciascuno.
In quel momento Cleofa e l’altro discepolo riconobbero gesù in quello sconosciuto, non per il gesto di spezzare il pane, che per loro non poteva essere segno di riconoscimento in quanto non erano presenti alla cena pasquale, ma perché si aprirono loro gli occhi, non quelli del corpo ma dello spirito. La stessa cosa era accaduta a Maria Maddalena.
Il tempo di riconoscerlo, e Gesù era già scomparso.
Si alzarono e fecero tutta la strada indietro, di corsa, fino a Gerusalemme, fino alla casa dove sapevano che si trovavano riuniti gli apostoli. Ma quando vi giunsero, la loro non era più una novità
“Simon Pietro ha visto il Signore. Gesù è veramente risorto”, gli annunciarono gli apostoli appena furono entrati.
Anche Cleofa e il suo compagno raccontarono quanto avevano sentito e visto sulla strada e nella casa di Emmaus.
Emozionati, forse ancora increduli, mentre rifacevano per l’ennesima volta il racconto degli avvenimenti di quella giornata straordinaria, Gesù apparve in mezzo a loro. A porte chiuse, poiché le porte erano sbarrate per paura di essere sorpresi, Gesù venne e stette lì in mezzo a loro.
“La pace sia con voi”.
Come già era accaduto sul lago di Galilea, quando Gesù li aveva raggiunti camminando sulle acque, credettero che fosse un fantasma e si spaventarono.
“Perché tanto spavento? Ancora non credete?”, disse Gesù e mostrò loro i polsi con il segno dei chiodi che li avevano traforati, e il costato con il segno della lancia che lo aveva trapassato. Gli apostoli si rallegrarono. Comunque fosse, quello era davvero il corpo di Gesù, anche se non capivano bene come potesse esserlo. Ma che importava, se Gesù era tornato tra loro?
“Pace a voi!”, disse di nuovo Gesù. “Come il Padre ha inviato me, così io mando voi”.
Soffiò su di loro. “Ricebvete lo Spirito Santo”, disse. “Quelli a cui perdonerete i peccati, i peccati saranno perdonati; quelli a cui non li perdonerete, non saranno perdonati”.
“Abbiamo visto il Signore!”, annunciarono a Tommaso, colui che era soprannominato “il gemello”, quando questi, che non era con loro, rientrò. E gli riferirono dei polsi e del costato trapassati dai chiodi e dalla lancia.
“Se io non metto il mio dito nei fori lasciati dai chiodi e non appoggio la mia mano sulla ferita aperta dalla lancia, io non crederò”, rispose Tommaso.
Erano state troppe le emozioni di quei giorni, le notizie si erano accavallate nella maniera più improbabile e confusa perché chi volesse mantenere la testa a posto potesse prendere per buono ogni racconto, specie quando, con stupefatto candore, riferisce eventi incredibili. Gli uomini tengono molto alla loro testa, tanto che per essa, a volte, rinunciano perfino alla verità.
Tommaso sapeva che nel racconto dei compagni c’era qualcosa di vero, ma cosa fosse non riusciva a capirlo perché non ne aveva fatto esperienza.
Fare esperienza: ecco un’altra garanzia a cui si affidano gli uomini, come se i sensi potessero asaurire la conoscenza del mondo.
Otto giorni dopo, mentre gli apostoli si ritrovavano nello stesso luogo e alcuni di essi si preparavano per il ritorno in Galilea, entra Gesù, a porte chiuse, si presenta in mezzo a loro e li saluta con le stesse parole della volta precedente: “Pace a voi!”. Era presente anche Tommaso.
A lui si rivolse Gesù: “Tommaso, guarda i miei polsi e metti qui il tuo dito”. E mise il dito di Tommaso sui fori aperti nei polsi. Poi disse: “Dammi la tua mano e mettila nella ferita del mio costato”. E presa la mano di Tommaso l’appoggiò sulla ferita nel petto. “Non essere più incredulo, ma abbi fede”.
Tommaso cadde ai piedi del Risorto: “Mio Signore e mio Dio!”. “Perché mi hai veduto, tu hai creduto?”, gli disse Gesù. “Beati quelli che non hanno veduto e hanno creduto”.
Vedere per credere, ecco una frase che ripetiamo con molta disinvoltura, quasi vantandocene. Siamo troppo abituati alle illusioni e alle menzogne. Noi non abbiamo la fortuna di Tommaso, ne abbiamo soltanto i dubbi. E se pure avessimo la fortuna di incontrare Gesù, cosa non del tutto remota, ne avremmo paura o, più probabilmente, non lo riconosceremmo. Proprio come era capitato a Maria di Magdala e agli apostoli e come seguitava a capitare anche a loro, che pure lo conoscevano bene. Del resto, Gesù lo aveva detto che sarebbe successo proprio così. “Quando mai ti abbiamo incontrato, Signore?
C’è un quadro di un pittore moderno francese, un quadro che piaceva molto a don Milani, in cui Gesù incontra la Samaritana in un bar. Il bar, per il fatto che Gesù aveva sete quando incontrò la Samaritana al pozzo, e che la Samaritana era una poco di buono. Ma potrebbe anche essere la metropolitana, il supermercato, l'autostrada, l'autogrill, la piazza del paese, casa nostra, la cucina... […].
Gesù apparve per l’ultima volta ai suoi discepoli a Gerusalemme, quaranta giorni dopo il sabato della risurrezione. Li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse.
Essi lo videro allontanarsi da loro, sollevarsi da terra e ascendere al cielo.
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