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L’Ambiente è l’insieme delle condizioni fisico-chimiche e biologiche che nel corso
di miliardi di anni hanno permesso la vita, attraverso un sistema di equilibri. Ogni volta che un equilibrio viene turbato, la Natura ristabilisce l’ordine primitivo.
C’è una visione “romantica” della Terra che la vede come un teatro, gigantesco, con le sue “quinte” di alberi e foreste, i suoi “praticabili” di monti e colline, i suoi “effetti speciali” prodotti da cataclismi vari, la sua “ribalta” illuminata da albe diafane, da meriggi assolati, da rosseggianti tramonti. Su questa ribalta che fa da sfondo, l’Uomo recita la sua parte - a volte dramma, a volte commedia, a volte tragedia e non di rado farsa - comunque sempre da protagonista assoluto.
Ma per la scienza le cose non stanno così.
Quando avverrà l’“incontro ravvicinato di terzo tipo”, gli Omini Verdi, dalle loro astronavi in avvicinamento, vedranno innanzitutto un “Pianeta azzurro”, e poi mano mano distingueranno i mari, i continenti, i monti, i fiumi… e poi le foreste, i deserti, le praterie… e la grande varietà degli animali, fra i quali faticheranno a distinguere l’“animale uomo”.
Per gli Omini Verdi insomma, la Terra non sarà un teatro ma un Ambiente, e l’uomo non un mattatore ma solo uno dei “soggetti” che - alla pari di altri - interagiscono in questo ambiente.
L’ambiente e le sue leggi
Ambiente infatti, è un luogo dove soggetti animati e inanimati, spinti dalle forze che li governano, interagiscono alla ricerca di un equilibrio.
Nel caso della Terra, oltre agli elementi già nominati dello spettacolo che si presenterà agli occhi dei visitatori “alieni”, dobbiamo ricordare le sue forze interne, quelle dell’atmosfera, il lavoro delle acque superficiali e sotterranee, quello delle piante fra loro e rispetto al terreno, quello degli animali - uomo compreso -, quello importantissimo degli insetti. E poi gli “influssi” che ci vengono dal cielo: non ovviamente quelli “astrologici” che non hanno alcun fondamento scientifico, ma quelli che ci vengono sotto la forma concreta delle radiazioni (luce, onde radio…), delle polveri spaziali, dei meteoriti…
Tutti questi elementi hanno stabilito, nel corso di miliardi di anni, un equilibrio secondo ogni apparenza molto stabile. In realtà è un sistema di equilibri quasi a “scatole cinesi”.
L’equilibrio della Natura
Ci sono “equilibri statici” nei quali si fronteggiano forze di pari portata: è il caso del sottosuolo dove vaste aree rocciose (zolle) cozzano tra loro, accumulando energia. Quando questa supera la capacità di resistenza delle zolle, si scarica d’un colpo e si hanno i terremoti, tanto più catastrofici quanto maggiore è l’energia accumulata.
Ma avvicinando metaforicamente l’occhio, vediamo che l’equilibrio è spesso il frutto di un brulichio di continui cambiamenti in un senso, bilanciati da pari cambiamenti in senso contrario. Un fiume è sempre lo stesso fiume, ma non ha mai la stessa acqua: rimane lì perché quanta acqua arriva, tanta ne riparte. La “foresta pluviale” è lì da millenni, ma lo è perché, mediamente, tanti alberi nascono quanti ne muoiono, e quindi a lungo andare gli alberi non sono più gli stessi. Si tratta, insomma, di “equilibri dinamici” molto delicati. Essi a volte possono variare in modo quasi impercettibile, ma alla lunga possono ugualmente generare catastrofi.
Di regola però, ogni volta che un equilibrio viene turbato, la Natura reagisce automaticamente con una contro mossa che ristabilisce l’ordine: lo fa senza guardare in faccia a nessuno, per cui può accadere che il perturbatore ci rimetta le penne.
Queste trasformazioni avvengono in modo passivo: se la temperatura media della Terra scende di qualche grado, troveremo renne anche al di qua del Circolo Polare Artico; se sale di qualche grado, troveremo pesci tropicali anche nel Mediterraneo. Insomma, il suolo, l’aria, le piante e gli animali s’adattano all’ambiente.
Ma anche l’adattamento all’ambiente lo muta. Per esempio, là dove oggi sono le Dolomiti, 250 milioni di anni fa c’era il mare. A un certo punto il mare sparì, e i molluschi che lo popolavano si lasciarono semplicemente morire: più passivi di così! Però i loro gusci vuoti si ammassarono trasformando un paesaggio marino in uno dei più stupefacenti paesaggi montani.
Il pericolo Uomo
C’è solo una specie che “si adatta” solo se le conviene e/o finché non le riesce di fare diversamente. Ma appena può, modifica l’ambiente adattandolo ai suoi bisogni, ai suoi desideri, addirittura al suo capriccio.
Sì, avete indovinato: questa specie è la Specie Uomo. Per lui occorre un discorso a parte. Lo faremo la prossima volta. Antonio Contursi
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