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Navigano per curiosità, spirito di emulazione, per fare nuove amicizie, ma anche per misurarsi con l’ignoto e violare la legge dei grandi. In base all’ultima ricerca a tema presentata dal ministero per l’innovazione e le tecnologie, soltanto nei primi quattro mesi dello scorso anno più di un milione di bambini italiani si è collegato a Internet da casa almeno una volta. E, a tredici anni, il 66 per cento dei ragazzi che vivono in famiglie collegate a Internet (due milioni e quattrocentomila) lo utilizza.
Internet è uno strumento che può rivelarsi utile ai giovanissimi, soprattutto agli studenti cui può offrire informazioni non altrimenti reperibili con altrettanta velocità. Si possono consultare giornali e riviste di tutto il mondo senza muoversi da casa; si possono visitare musei virtuali, introdursi in laboratori; consultare manoscritti preziosi… basta collegarsi con uno dei tanti “portali”.
Anche il “reparto giochi” può aiutare a sviluppare doti di prontezza di riflessi, di capacità nelle elaborazione dei dati… ma… Internet non è soltanto una “fata buona”. Molto spesso assume le vesti della cattiva strega, che può fare del male, molto male ai più giovani e indifesi.
Come? Nella rete si trova di tutto: immagini violente, pornografia, pedofilia, persone malintenzionate. Il pericolo è reale. Perché il web sia effettivamente uno strumento di gioco e di apprendimento, occorre che i genitori vigilino. I siti devono essere selezionati ed è necessario installare filtri di protezione per tutelare i piccoli navigatori.
I software necessari a questo non mancano, la stessa Commissione europea ne ha finanziato uno creato dall’Icra, una delle maggiori organizzazioni operanti nel settore sicurezza della rete (scaricabile dal sito
www.icra.org). La maggior parte però sono in lingua inglese, di difficile comprensione e spesso incompleti.
Una nuova pedagogia
Ecco quindi l’iniziativa promossa dalla onlus L’albero della vita, di proporre un cd rom in italiano per garantire una navigazione sicura in Internet. Il programma permette di controllare per quanto tempo e in che orari il bambino sta davanti al computer, può censurare siti o parole selezionati precedentemente dai genitori, permette di visionare la corrispondenza, impedisce di lasciare nelle chat line dati personali, indirizzo di casa e numero di telefono.
Naturalmente il problema della sicurezza non si risolve soltanto installando un software: è necessario prima di tutto coinvolgere i ragazzi. Bisogna poi educare anche gli educatori, in primo luogo i genitori, a comunicare. I bambini cercano adulti che li aiutino ad avere fiducia e speranza, che li tengano al riparo dalla violenza, dalle guerre, che rispettino i loro giochi.
Forse può sembrare incredibile, ma anche i bambini dell’era tecnologica cercano un adulto (papà, mamma, un nonno…) che racconti loro una favola: Cenerentola, Il gatto con gli stivali, perfino Cappuccetto rosso possono essere preferiti all’ultima creazione in fatto web-giochi. Perché c’è una presenza in carne ed ossa, capace di una carezza, di un abbraccio o di uno scapaccione (quando ci vuole); una presenza amorosa che parla ma sa anche ascoltare incoraggiare, correggere.
È chiaro che più che rivolgersi ai bambini, magari proibendo loro l’accesso a Internet, è necessario formare gli educatori, specialmente i genitori cresciuti magari in epoche senza accesso facile al PC.
Ecco perché occorre una nuova pedagogia, un nuovo approccio per relazionarsi con loro divertendosi, rispettandone i bisogni e allo stesso tempo tutelandoli. Tutti noi dobbiamo imparare a farli crescere.
Educazione preventiva
Dal 1989, ogni anno si celebra la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, voluta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e sottoscritta da 190 Paesi, tra cui l’Italia. Rubare l’innocenza e la fanciullezza ai bimbi, con tutto ciò che si può incontrare su Internet, è uno dei più innominabili delitti che va individuato e perseguito, e quindi non è mai concesso abbassare la guardia.
È perciò necessaria la collaborazione di tutte le forze vive della società: il tribunale dei minori, il provveditorato agli studi, i centri sociali, la famiglia, la Chiesa, per evitare ai bambini - se lasciati soli - di incappare in qualche sito nel quale potrebbero essere invischiati, correndo il rischio di perdere per sempre la gioia e la serenità dell’infanzia.
Questa azione preventiva deve interessare non soltanto chi ha dirette responsabilità educative (genitori, insegnanti, educatori in genere), ma tutti gli adulti, in particolare i “navigatori di Internet”.
È responsabilità comune segnalare ogni eventuale pericolo, disinnescare “mine vaganti” che possono sfuggire anche allo sguardo del genitore, dell’educatore.
Su Internet circolano oltre 10 milioni di immagini pornografiche, con un fatturato che raggiunge i quattro miliardi di Euro l’anno, e non ci sono leggi a livello internazionale per contrastare il fenomeno e tutelare i minori. Ci sono solo leggi di singole nazioni… che possono fare poco. Forse un’informazione educativa, il controllo dei genitori e la prevenzione possono essere una delle chiavi di soluzione del problema.
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