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Quando i tratti finali si allungano verso il basso quasi a sottolineare la parola appena scritta, siamo in presenza di un
tentativo di nascondimento: queste modalità grafiche dette “ricci” sono tipiche di soggetti non completamente aperti, che trattengono degli elementi, senza volerli comunicare.
Con la puntata di oggi, iniziamo una breve carrellata su alcune caratteristiche grafiche tipiche, che molti grafologi amano chiamare “ricci”.
Ovviamente, non si tratta di elementi estetici che hanno a che fare con i capelli o con le parrucche: nel contesto grafologico, i “ricci” si riferiscono a tratti, elementi finali o iniziali, piccole variazioni grafiche ed elementi aggiunti, non previsti dal modello calligrafico.
Personalmente, preferirei cambiare questo termine - “riccio” - utilizzando una dicitura meno antropomorfica e più tecnico scientifica: ad esempio, “tratti finali di parola allungati verso il basso”, “tratti estetici”, “tratti iniziali che cominciano dal basso”, e così via.
Tuttavia, sia perché la parola “riccio” suona simpatica, sia perché è quella più utilizzata dai vari esperti del settore, anche noi parleremo di “ricci” grafici.
Frequenza e intensità del segno grafico
Ricordo inoltre, come ho già scritto per molte altre modalità grafiche, che è necessario tener conto sia della intensità sia della frequenza con cui si presenta un qualunque segno grafico. Ad esempio, un’asta della “t” curvata vistosamente verso destra, ma che si presenta una sola volta in una pagina, rivela che il soggetto ha una fortissima tendenza al cedimento e alla arrendevolezza, ma la esteriorizza molto raramente.
All’opposto, un segno grafico di mediocre intensità (come potrebbe essere una “t” leggermente curva, ma spesso ripetuta) indica una certa leggera tendenza visibile, ma regolare e costante nelle sue manifestazioni: nel caso dell’esempio citato, la persona è sempre “abbastanza cedevole ed arrendevole”.
Il significato psicologico invece assume tutta la sua pienezza quando il segno è intenso e nello stesso tempo ripetuto e costante.
Fatte queste doverose premesse, possiamo iniziare a vedere alcuni tipi di tali “ricci”.
I “ricci del nascondimento”
Sono i tratti finali che tendono ad andare sotto le parole.
Possiamo avere dei tratti che si prolungano notevolmente verso sinistra, quasi a sottolineare tutta la parola appena scritta; e possiamo avere tratti che invece accennano solo minimamente ad una curvatura verso sinistra.
Questa caratteristica modalità grafica ha a che fare con il “nascondimento”, l’occultamento. L’individuo non è completamente aperto nei confronti del prossimo e trattiene per sé degli elementi, senza volerli comunicare agli altri. Nel caso che il tratto sia molto prolungato verso sinistra, abbiamo a che fare con un occultamento ottenuto mediante molte parole e distrazioni: è come se il soggetto volesse depistare l’interlocutore, sommergendolo in un fiume di parole e di osservazioni varie che creano una specie di cortina fumogena difensiva.
Nel caso che i “ricci” siano corti, appena abbozzati, abbiamo a che fare con il comportamento psicologico che potremmo definire “reticenza”: il soggetto non si esprime in modo semplice e sereno, ma preferisce non dire tutto quello che sa, o che dovrebbe dire. Invece di manifestare chiaramente il suo pensiero, anche negli aspetti importanti, o di rivelare quanto sa o conosce, si limita ad accennare ad alcuni elementi molto marginali, occultandosi dietro il riserbo ed il silenzio.
Non si tratta di falsità o di inganno: il soggetto si limita a non manifestare il suo pensiero, nascondendolo dietro il riserbo e la reticenza (“ricci corti”) o dietro la loquacità a scopo di depistare “”ricci lunghi”).
È ovvio che un tale atteggiamento manifesta una certa diffidenza generalizzata nei confronti degli altri. Il nostro amico teme che la conoscenza completa ed aperta di certi aspetti lo renda fragile e vulnerabile nei confronti degli altri, i quali potrebbero approfittarne. Preferisce quindi non esporsi, per evitare rischi di aperture potenzialmente pericolose.
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